La Salute

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Le vaccinazioni

Cimurro

Il furetto è estremamente sensibile al virus del cimurro del cane, che causa una mortalità del 100%. La via di trasmissione è sia diretta (tra un animale e l’altro) che indiretta; il periodo di incubazione è solitamente di 7-10 giorni, ma può arrivare a tre settimane per alcuni ceppi virali.
I primi sintomi sono rappresentati da congiuntivite, scolo nasale e oculare, anoressia. In seguito compare febbre elevata (oltre 40°C). Dopo 10-12 giorni compaiono delle lesioni abbastanza caratteristiche: arrossamento, ispessimento e croste della cute del mento e dell’inguine e ispessimento dei cuscinetti delle zampe. Se il mustelide supera questa fase compaiono lesioni cerebrali e, a volte, diarrea a cui fanno seguito coma e morte. Non esiste alcuna cura; una volta diagnosticata con certezza la malattia in base ai sintomi, è consigliabile sopprimere il furetto per evitargli altre sofferenze.
Ogni furetto deve essere vaccinato contro il cimurro. Il piano vaccinale prevede una prima iniezione a 6-8 settimane di età se la madre era vaccinata, e a 4-6 settimane se non lo era. Si eseguono dei richiami a intervalli di 2-3 settimane fino a 14 settimane di età. In seguito si eseguono richiami annuali per tutta la vita del furetto. Se in un gruppo di furetti non vaccinati si manifestano dei casi di cimurro, gli animali sani vanno immediatamente isolati e vaccinati.

Rabbia

E’ molto improbabile che i furetti da compagnia nelle normali circostanze possano contrarre la rabbia, che viene trasmessa dal morso di un animale infetto. Se le circostanze lo richiedono i furetti possono essere vaccinati contro la rabbia utilizzando un vaccino spento. La prima vaccinazione si esegue a tre mesi di età e in seguito si effettuano dei richiami annuali. La vaccinazione antirabbica è obbligatoria se si porta il furetto all’estero o in Sardegna. Per l’espatrio è obbligatoria l’inserzione del microchip per il riconoscimento e il passaporto sanitario, che viene rilasciato dal Servizio Veterinario su richiesta.

Altre malattie

Il furetto non è suscettibile al virus dell’enterite del visone, al parvovirus della gastroenterite del cane, al virus dell’epatite del cane, al virus della leucemia felina, della gastroenterite del gatto e delle malattie respiratorie del gatto. Poiché questo è ormai accertato sperimentalmente, è inutile vaccinare il furetto contro queste malattie.
Il furetto è considerato molto resistente alla leptospirosi, che ha in questo animale un’incidenza molto bassa, anche in caso di esposizione a roditori (cosa improbabile nel furetto di casa). Tuttavia se si ritiene opportuno si può vaccinare il furetto anche contro questa malattia senza reazioni avverse.

La sterilizzazione

La sterilizzazione nel maschio

L’intervento chirurgico di sterilizzazione del maschio ha lo scopo di ridurre (di circa il 90%) l’odore emesso da questi animali, particolarmente intenso durante il periodo del calore. Ha anche l’effetto di ridurre l’aggressività, soprattutto nei confronti di altri furetti. Se si desidera tenere più furetti insieme è indispensabile che siano tutti sterilizzati.
L’intervento consiste nell’asportazione chirurgica dei testicoli attraverso una piccola incisione praticata nella pelle (direttamente sullo scroto o poco più avanti, secondo la tecnica). L’operazione si effettuata in anestesia generale (preferibilmente in anestesia gassosa); il furetto sopporta molto bene questo tipo di chirurgia e in genere riprende a mangiare subito dopo il risveglio. L’utilizzo di analgesici per un breve periodo serve a ridurre ulteriormente il disagio dell’animale.
Il periodo migliore per eseguire l’intervento è la primavera successiva alla nascita, anche se tecnicamente può essere eseguita in qualunque momento.

La sterilizzazione nella femmina

L’intervento di sterilizzazione nella femmina ha un’importanza anche maggiore che per il maschio. Non serve solo a ridurre l’odore sgradevole dell’animale, ma ha soprattutto la funzione di prevenire una grave malattia indotta dal calore che si verifica quando la furetta non si accoppia, detta iperestrogenismo o anemia da estrogeni.
Come nel maschio, anche in questo caso si tratta di un intervento chirurgico eseguito in anestesia generale. L’intervento consiste nell’asportare, in anestesia generale, gli organi riproduttivi interni (ovaie e utero) attraverso una piccola incisione praticata nell’addome, sotto l’ombelico. Tecnicamente l’intervento è molto simile a quello che si esegue in cagne e gatte. Anche se si tratta di un’operazione più invasiva che nel maschio, la ripresa in genere è molto rapida. Anche in questo caso si somministrano analgesici per qualche giorno.
L’intervento va eseguito di preferenza alla fine dell’inverno, per prevenire l’insorgenza dell’anemia da estrogeni che potrebbe manifestarsi dopo il calore (le furette vanno in calore in primavera). Non ci sono controindicazioni ad eseguire l’intervento se la furetta è già in calore, purché sia effettuato entro un mese dall’inizio dell’estro. Se la furetta è in calore da più di un mese è necessario verificare con un esame del sangue, l’emocromo, che non si siano già manifestate le conseguenze della malattia da estrogeni. L’emocromo permette di valutare la quantità di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

La sacculectomia

Questo intervento consiste nell’asportazione chirurgica di due ghiandole poste ai lati dell’ano, le sacche anali; si tratta di una pratica inutile (salvo il caso specifico di infezioni croniche o tumori di queste strutture). Lo si eseguiva inizialmente nella convinzione errata che fossero queste ghiandole a causare l’odore inteso che emana il furetto, mentre invece questo è provocato dall’azione delle ghiandole della pelle. L’unico modo per eliminare l’odore pungente del furetto (sia del maschio che della femmina) consiste nella sterilizzazione chirurgica. La sacculectomia non solo è inutile, ma può danneggiare lo sfintere anale e provocare il prolasso del retto; in Inghilterra è proibito eseguirla, se non per malattie delle sacche anali.

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